Sillogismo su Dio
Anni fa, quando frequentavo il corso di filosofia moderna all’Università Statale di Milano, ho seguito un seminario su Dio. Al seminario erano presenti molti professori universitari ma un solo studente: ” io”.
Quel giorno non compresi quasi nulla di quello che dicevano quei dotti studiosi. Questa è una mia colpa, perché evidentemente ero poco preparato nella materia, ma forse era anche colpa dell’uso linguaggio troppo specialistico.
Finito il seminario, pensai che dovesse esserci un modo più semplice per conoscere Dio, questo anche a causa della mia fede nel cristianesimo, una religione diffusa al principio fra pescatori e pastori e non fra teologi e letterati: che cosa avrebbe potuto capire un pescatore com’era Simon Pietro da certi dotti discorsi?
Se il cristianesimo delle origini fosse stato così complicato credo che difficilmente si sarebbe diffuso in tutto il mondo. Eppure è nel cristianesimo che troviamo il dogma religioso più complesso e misterioso, quello dell’Unicità e Trinità di Dio. Un vero rompicapo, anche perché persino per la mente di un bambino uno e tre sono due numeri matematici distinti e inconciliabili.
Riflettevo, raramente, su questi temi, quando arrivò un’illuminazione: “Non potevo imporre la mia volontà di conoscenza a Dio”. Mi ci volle poco tempo per comprendere che nessuno, per quanto colto, intelligente, sapiente poteva imporre la sua volontà di conoscenza a Dio.
Il problema andava dunque rovesciato con: “Dio vuole farsi conoscere dall’uomo?”.
Chiarisco che il Dio cui mi riferisco è il principio personale della tradizione cristiana e mai un concetto oppure una sostanza come lo intendeva Spinoza. È il Dio dei cristiani e degli ebrei: “Uno, Creatore, Onnipotente, Onnisciente, ecc.”.
Del resto queste sono le caratteristiche che Gli danno tutte le religioni monoteistiche e ricordo che lo scopo di questo post non è quello di dimostrare l’esistenza di Dio, ma quello di dimostrare che Dio sia razionalmente riconoscibile come Uno e Trino e che su questo concetto sia nato il cristianesimo.
Da dove partire per dimostrarlo?
Formulai un sillogismo: “Se Dio è perfetto, agirà sempre in modo perfetto, quindi o si rivelerà all’uomo in modo perfetto o si celerà all’uomo in modo perfetto”.
L’ipotesi che Dio invece non abbia volontà in riguardo e cioè Gli sia indifferente farsi conoscere o ignorare dall’uomo, mi pare impossibile e assurda, poiché presuppone una mancanza di volontà di Dio. Questa supposta mancanza di volontà contraddirebbe il secondo presupposto del mio sillogismo, quello che afferma che Dio è perfetto, perché se Dio lo fosse dovrebbe avere una volontà certa e non indefinita.
Visto lo scopo di questo post questa ipotesi sarebbe comunque insignificante, perché nessuna religione monoteista afferma che a Dio l’uomo sia indifferente.
Ora se Dio è perfetto, si celerebbe in modo perfetto, ma se si celasse in modo perfetto, l’uomo non potrebbe avere nemmeno il sospetto della sua esistenza.
Come sarebbe possibile che Dio nascondendosi lasci delle tracce? Un essere perfetto non lascia tracce se si nasconde. Dio forse non è perfetto? Noi uomini però conosciamo il concetto di Dio da millenni, lo studiamo, cerchiamo di capirlo, affermiamo che Dio faccia rivelazioni e miracoli. Ci sono perciò troppe tracce di Dio per affermare che Dio voglia rimanere celato all’uomo.
Allora devo pensare che Dio voglia farsi conoscere dall’uomo. Se Dio è perfetto, però sicuramente si farà conoscere dall’uomo in modo perfetto! Come possiamo noi pensare che Dio sia imperfetto nel suo insegnamento? Se Dio è perfetto, lo sarà anche il suo insegnamento.
Qualcuno dirà, che forse è impossibile conoscere Dio in modo perfetto ma Dio non è onnipotente? Non è onnisciente? Se è onnisciente come può non conoscere Se stesso? Se conosce Se stesso come può non essere capace di insegnare Se stesso? Inoltre se davvero non fosse capace di farsi conoscere in modo perfetto (cosa che mi pare assurda e blasfema), si accontenterebbe di farsi conoscere imperfettamente?
Credo che questo mio sillogismo sia dunque giusto: “ Se Dio è perfetto, agisce in modo perfetto, allora o si farà conoscere dall’uomo in modo perfetto o si celerà all’uomo in modo perfetto”.
Questo sillogismo ovviamente non aggiunge nulla alla nostra conoscenza di Dio ma credo che possa dare una forte speranza agli uomini religiosi. Infatti, noi che abbiamo fede in Dio sappiamo che un giorno lo conosceremo in modo perfetto, perché Lui è perfetto e dove non arriverà la nostra intelligenza arriverà la sua perfezione.
Voglio ricordare che questo post non è stato scritto per provare l’esistenza di Dio, ma per tentare una spiegazione semplice della Trinità.
La mia opinione è che l’ateismo non è la condizione naturale dell’uomo ma degli animali. Infatti, anche se gli animali forniscono prova d’intelligenza ed è ormai dimostrato che i più evoluti riescono perfino a fare piccoli conti, nessun animale ha mai fornito prova di praticare un culto anche solo primitivo. Probabilmente è questa la più grande differenza fra uomini e animali, la nostra capacità d’interessarsi al trascendentale. Credo che quella dell’ateo sia una condizione d’inferiorità mentale e non come qualcuno di loro ostenta, di maggior raziocinio. Penso che se gli animali non abbiano il concetto di Dio è perché Dio abbia voluto celarsi perfettamente con loro.
II
Nel primo capitolo ho scritto che se è impossibile imporre la volontà umana a Dio, solo Dio può decidere se rivelarsi o no agli uomini. Nella storia e nell’evidenza quotidiana abbiamo almeno il sospetto dell’esistenza di Dio e ciò comporta che Dio non si è celato a noi miseri ignoranti. Infatti, se pure il sospetto della Sua esistenza deve essere concesso da Lui, possiamo dedurre che Dio si stia già rivelando all’uomo. E che essendo Lui perfetto si riveli perfettamente. Questo non significa certo che ogni uomo conosca perfettamente Dio, ma che questa conoscenza è raggiungibile in modo perfetto.
Io sono perciò in disaccordo col filosofo tedesco Emmanuel Kant, che nella Critica della ragion pura afferma: “ La ragione umana è oppressa da ragioni che non può respingere, perché esse le sono imposte dalla natura della ragione stessa, mentre essa non è in grado di rispondervi, perché oltrepassa ogni potenza della ragione umana”.
Da dove viene questa certezza di kant nel fatto che la mente umana non sia abbastanza potente da rispondere a queste ragioni? che prova ne dà in filosofo tedesco?
La metafisica secondo Kant nasce quando la ragione tenta d’ascendere verso condizioni distanti dall’esperienza come l’esistenza di Dio: “Allora la ragione umana cade in contraddizioni da cui può bene accorgersi che esse devono avere avuto la loro causa in errori celati in qualche parte, senza tuttavia poterli scoprire, perché i principi di cui si serve, sorpassando i limiti di ogni esperienza non ammettono più la pietra di paragone dell’esperienza.”.
Kant è quindi scettico nei confronti delle possibilità della ragione umana, ma non tutti i filosofi sono stati d’accordo con lui. Nicola Cusano scriveva nell’Idiota (1450): “ La vera scienza che conduce a Dio può essere più facilmente appresa dall’idiota (ignorante) anziché dall’erudito”.
Per Calvino invece nell’animo umano esiste una conoscenza innata della divinità e pertanto la mente umana é in grado di elevarsi fino a Dio.
La corrente filosofica del realismo aveva fiducia nella completa adeguazione del reale e della ragione e tendeva a identificare il processo astratto del pensiero con il processo costitutivo del mondo.
Giordano Bruno invece sembrava anticipare Kant quando in De la causa principio e uno scriveva di lasciare da parte le considerazioni su Dio perché questo é superiore a ogni senso e intelletto.
Kant però con le sue parole oltre a negare le possibilità della metafisica di comprendere Dio pare anche negare le possibilità della religione. Il filosofo tedesco dimentica che il cristianesimo si fonda interamente sulla venuta al mondo di Dio in Cristo?Il cristianesimo é esperienza di Dio. Ogni chiesa cristiana considera Gesù Cristo vero Dio e di Cristo alcuni uomini hanno avuto esperienza e data testimonianza. La dottrina di Kant è dunque anticristiana.
Vorrei poi citare Lorenzo Valla e scrivere che Kant: “Per voler guardare alle cose tristi si sia privato delle liete”.
Io però non voglio negare l’importanza dell’esperienza nel processo conoscitivo, anche se ritengo che Dio non abbia bisogno dell’umana esperienza per farsi conoscere perfettamente agli uomini. Già Leonardo da Vinci scriveva che: ”Ogni nostra conoscenza ha inizio nella sensazione e nell’esperienza”.
Possiamo pure dire con Kant che l’esperienza di Dio è necessaria all’uomo per poterlo comprendere. Siccome però noi non possiamo imporre a Dio di lasciarci fare esperienza di Lui , dobbiamo intendere che solo Dio potrà darci questa esperienza.
Dobbiamo chiederci allora: “Come potrebbe Dio “donarci” la sua esperienza?”.
Essendo noi uomini Dio dovrebbe farsi uomo. Dio non è un concetto raggiungibile con il ragionamento e non è nemmeno una sostanza riproducibile in laboratorio. Il Dio dei cristiani, degli ebrei, dei mussulmani è un essere, quindi va conosciuto come essere.
L’uomo però non potrebbe comprendere un essere superiore o inferiore a se stesso. Se Dio fosse una specie di superuomo come potremmo noi comprenderlo? Se Dio avesse emozioni, sentimenti, ragionamenti non umani come comprenderli? Se Dio venisse tra gli uomini, ma fosse diverso da loro resterebbe un mistero e la sua venuta sarebbe vana per la sua conoscenza.
Dio dovrebbe essere uomo in tutto e per tutto, nascere come un uomo, crescere, parlare, sentire, amare, persino morire come un uomo, per essere compreso dall’uomo.
Una cosa, infatti, è comprendere un concetto ma un'altra è comprendere un essere.
Quest’Uomo-Dio che dovrebbe venire al mondo per permetterci d’avere un’esperienza diretta di Dio, non potrebbe essere però l’unico e il solo Dio.
Se, infatti, esistesse solo l’Uomo-Dio, Lui solo in un dato luogo e tempo fra noi, smetterebbe d’esistere il Dio infinito che sta in ogni tempo e in ogni luogo. Questo però è impossibile perché svanito il Dio infinito, l’Uomo Dio non sarebbe l’incarnazione in forma umana di nessun Dio esistente. L’Uomo-Dio sarebbe dunque l’incarnazione di un Dio non più esistente, ma ciò è assurdo.
Devono perciò esistere almeno due Dio, un Dio in ogni luogo e in ogni tempo e un Uomo-Dio in un solo luogo e tempo.
Per avere un’immagine imperfetta di come ciò possa accadere, possiamo fare un parallelo con la matematica.
L’insieme dei numeri naturali è infinito, in questo è simile a Dio.
L’uomo però per contare, cioè fare esperienza con la matematica, usa numeri come l’unità 1.
L’infinito dei numeri naturali però non è altro che la ripetizione all’infinito dell’unità 1.
Il numero uno poi è divisibile infinite volte, perciò anche l’uno è infinito, ma noi possiamo comunque usarlo per fare esperienza nel calcolo.
Il numero 1 è perciò simile all’Uomo-Dio.
Noi potremmo dunque chiamare anche unità l’infinito e fare di conto solo con i suoi divisori.
Per dare all’uomo la conoscenza di Dio però è sufficiente la conoscenza dell’Uomo-Dio? Purtroppo no, potremmo dire che l’Uomo-Dio è necessario ma non sufficiente per conoscere Dio.
Infatti, nessun uomo sarebbe mai in grado di distinguere quest’Uomo-Dio da un uomo qualsiasi avendo l’Uomo-Dio stessa identica natura dell’uomo.
Il problema è che l’Uomo-Dio essendo Lui veramente un uomo sarebbe indistinguibile da qualsiasi altro.
Se noi osserviamo una rosa bellissima fra tante rose sciupate, diremo che quella è più bella, più profumata, migliore ma non potremo dire che quella non è solamente una rosa senza mentire.
Per questo posso dire che l’Uomo-Dio è necessario ma non sufficiente per conoscere Dio. L’uomo-Dio ci mostra Dio ma per noi è impossibile riconoscerlo.
Allora se nemmeno l’Uomo-Dio può da solo rivelarci Dio come lo conosceremo?
All’uomo serve un testimone, qualcuno che in verità ci attesti che l’Uomo-Dio e Dio sono la stessa persona.
Questo Testimone però per testimoniare che l’Uomo-Dio e Dio sono la stessa “persona” deve essere Egli stesso Dio in tutto e per tutto. Come potrebbe, infatti, il Testimone testimoniare questo se non fosse Dio?
Per questo è necessario che esista un terzo Dio. Questo terzo Dio poi è necessario che sia della stessa natura di Dio e dell’Uomo-Dio.
Questa è dunque la mia spiegazione della SS. Trinità: “Dio solo può farsi conoscere dall’uomo e per farlo deve farsi conoscere come Uomo-Dio, senza mai cessare d’essere Dio. E che infine come Testimone testimoniare che Dio, l’Uomo-Dio e il Testimone sono un unico Dio”.
III
Il Testimone
In questo breve trattato sulla SS. Trinità sono partito dal sillogismo secondo il quale: “Se Dio è perfetto si celerà o si mostrerà all’uomo in modo perfetto”.
Questo sillogismo sottintende che se abbiamo anche soltanto il sospetto di Dio è per volontà di Dio e che dobbiamo quindi essere ottimisti perché possiamo credere che Dio un giorno si mostrerà all’uomo nella sua perfezione.
Ricordo che lo scopo di questo Post non è dimostrare l’esistenza di Dio, ma solo di provare che si può concepire Dio come Uno e Trino allo stesso momento, senza abbandonarsi ai misteri ma seguendo il ragionamento.
Preciso nuovamente che io mi riferisco a Dio come principio personale e non come sostanza o concetto filosofico.
Partendo da questi punti mi sono chiesto che metodo Dio potrebbe usare per farsi conoscere dall’uomo. Così ho studiato i filosofi occidentali moderni e ho scoperto che molti di loro considerano l’esperienza fondamentale per raggiungere una qualsiasi conoscenza.
Sono quindi arrivato alla conclusione che Dio per rivelarsi avrebbe prima dovuto concederci l’esperienza di Sé e infine testimoniarci che questa esperienza era veritiera.
Come avrei potuto però “immaginare” questa spiegazione della SS. Trinità senza averne avuto esperienza, se tocca unicamente a Dio l’onere di donarci la Sua conoscenza?
Siccome in me è già presente l’idea che Dio possa essere Uno e Trino, io ne deduco che Dio si è già rivelato agli uomini. Infatti, se questa è una caratteristica di Dio, potrei averla appresa solo da Dio oppure da un testimone di Dio.
Allora è nella storia che io devo cercare una dottrina che attesti la venuta dell’Uomo-Dio e del Testimone.
Ovviamente è solo nel cristianesimo che la trovo. Qualcuno potrebbe obiettare che è nel cristianesimo che la trovo perché dal cristianesimo che io l’ho presa. Vero, ma non è nel cristianesimo che ho trovato una spiegazione razionale della SS. Trinità, infatti, i cristiani parlano di Dogma e di Mistero della SS. Trinità. Io invece fornisco una spiegazione razionale ed empirica di questa dottrina, spiegazione che non mi è stata mai rilevata da nessuno.
Cercando fra i libri di storia scopriremo che la fede in un Dio unico viene dalla religione degli israeliani: l’ebraismo.
È interessante notare che nonostante l’idea di un solo Dio non sia più complicata di quella di molte divinità, in un solo luogo sulla terra questa idea ha avuto la vittoria sul paganesimo prima della diffusione del Cristianesimo: In Israele.
È anche interessante notare che sempre in Israele nasce un uomo considerato Dio da miliardi di persone nel mondo: Gesù Cristo il Nazareno.
Questo è chiarissimo nel Credo cattolico che è recitato in ogni messa da secoli: “Credo in un solo Dio, Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. Credo in un solo Signore Gesù Cristo unigenito figlio di Dio nato dal Padre prima di tutti i secoli. Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero ……”.
L’Uomo-Dio dunque è un uomo vero. Ciò significa che è nato, è vissuto ed è morto, perché non esistono uomini immortali. Sarà perciò guardando la vita degli uomini che, noi conosceremo meglio l’Uomo-Dio.
Ora, noi sappiamo che ogni uomo nasce da una madre. Anche l’Uomo-Dio dunque dovrà avere una madre, ma che caratteristiche dovrà avere questa madre?
La prima caratteristica che lei dovrebbe avere è quella di essere davvero una donna e non una creatura soprannaturale come un angelo o una dea. Questo perché l’Uomo-Dio è davvero un uomo e deve avere una madre umana.
La seconda caratteristica è quella che questa donna dovrebbe nascere in un luogo dove è professato un culto monoteista perché un Uomo-Dio fra degli uomini che non conoscono l’unicità di Dio non avrebbe alcun senso.
La terza caratteristica è che la Madre dell’Uomo-Dio dovrebbe essere una vergine. Questo perché non ci possano essere dubbi sul fatto che l’Uomo-Dio non è figlio carnale di un uomo creato. Non si può, infatti, ammettere nemmeno che l’Uomo-Dio sia figlio di un atto sessuale di Dio perché se Dio fosse carnale, sarebbe già l’Uomo-Dio.
Anche la verginità della Madre di Dio è attestata nei vangeli, ad esempio in Lc 1,34: “ Come avverrà questo, perché non conosco uomo?” dice Maria durante l’Annunciazione dell’angelo Gabriele.
Ricordo che essendo l’Uomo-Dio veramente Dio, anche Dio è veramente uomo, perché è unicamente l’Uomo-Dio che ci indica le qualità di Dio. Siccome l’Uomo-Dio è figlio di una vergine, anche Dio è “figlio della Vergine”.
In questo troviamo testimonianza nei vangeli ad esempio in Gv 12,48: “ Chi vede me, vede colui che mi ha mandato”.
Noi sappiamo però che l’uomo può nascere maschio o femmina, di che sesso sarà dunque l’Uomo-Dio?
Lui potrebbe essere unicamente maschio, questo perché la natura è stata creata da Dio. Ora Dio ha voluto che fossero solo le femmine a partorire e mai i maschi.
Se la Vergine potesse partorire una figlia, questa Donna-Dea sarebbe il mezzo per conoscere la Dea, ma questo è assurdo. Nella natura creata da Dio, infatti, ogni nascituro ha un padre e una madre. Così l’Uomo-Dio nascendo avrebbe la Vergine come madre e Dio come Padre. La Donna-Dea invece avrebbe una vergine come madre e anche la Dea come madre. Due madri quindi ma nessun padre. L’uomo maschio non avrebbe nessun modo dunque per comprendere questa Dea, mentre, infatti, madre e figlio sono una cosa sola durante la gravidanza, l’uomo non è mai una cosa sola con la donna all’infuori della gravidanza.
È dunque solo con la gravidanza di un maschio che la donna può essere una cosa sola con l’uomo.
Anche questo è attestato nei vangeli ed è uno dei passi più misteriosi. Nel vangelo di Luca un angelo appare a Zaccaria e gli annunzia che ha trovato grazia presso Dio e sua moglie partorirà un figlio: San Giovanni Battista.
Zaccaria però è vecchio e non comprende come questo possa essere possibile, allora chiede all’angelo (Lc 1,18): “Come potrò conoscere questo? io sono già vecchio e mia moglie è avanti negli anni”. L’angelo allora si arrabbia per l’incredulità di Zaccaria e lo rende muto fino al giorno della nascita di Giovanni.
Questo è un passo evangelico famoso, ma certamente è più nota l’Annunciazione dell’arcangelo Gabriele alla Vergine Maria. Quando Gabriele dice a Maria che partorirà un bambino, lei si stupisce e risponde: “Come avverrà questo perché non conosco uomo?”. Gabriele però non punisce Maria per la sua incredulità ma si mostra gentile e premuroso con lei.
La Chiesa Cattolica interpreta questa discordanza fra il trattamento riservato a Zaccaria e quello migliore a Maria, affermando che Maria si mostra ubbidiente al volere di Dio. Certo, come ubbidisce Zaccaria, ma del resto qualcuno potrebbe disobbedire a Dio? In realtà le frasi di Maria e quella d Zaccaria esprimono lo stesso identico grado di stupore e d’incredulità. Perché allora Zaccaria è punito e Maria confortata? Il motivo è semplice, Maria è già incinta dell’Uomo-Dio quando riceve l’Annunciazione. Per questo Gabriele non può e non vuole punire la sua incredulità, infatti, Gabriele non ha certo il potere di punire la madre del suo Dio. Questo spiega anche il motivo per cui vedendola, l’angelo la saluta dicendo (Lc 1,28): “Rallegrati piena di grazia, il Signore è con te”. Che è molto diverso dal dire: “Se tu vorrai partorire, sarai piena di grazia, e il Signore sarà con te”.
Un altro principio della mia spiegazione della SS. Trinità è che sia impossibile distinguere l’Uomo-Dio da qualsiasi altro uomo e quindi riconoscerlo come Dio se non lo testimonia lo Spirito Santo.
In tutti i vangeli si trovano prove di questo e spesso gli apostoli sono increduli della natura di Cristo come Dio. Famoso è l’episodio di San Tommaso che non crede alla risurrezione di Gesù. San Tommaso conoscendo l’onnipotenza di Dio però avrebbe certamente creduto alla risurrezione di Dio, quindi è logico pensare che San Tommaso non considerasse Gesù vero Dio prima di vederlo risorto.
Nel vangelo di Luca però si trova la prova più convincente a questa mia teoria.
In Lc 3,21 Gesù si fa battezzare dal Battista, il cielo allora si apre e lo Spirito di Dio scende dal cielo come una colomba su Gesù. Una voce dal cielo dice:”Tu sei il Figlio mio, l’amato. In te ho posto il mio compiacimento”.
Ci sono molti testimoni e fra questi c’è sicuramente il Battista perché è lui che ha battezzato Gesù.
Nel vangelo di Luca però poco dopo accade un episodio strano, sempre il Battista manda due suoi discepoli a chiedere a Gesù: “ Sei tu quello che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”.
Tutto questo è assurdo e sfiora l’irriguardoso. San Giovanni sente una voce dal cielo dirgli che Gesù è il Figlio di Dio (Dio e cielo corrispondono) e si permette di fare questa domanda? San Giovanni mette in dubbio la parola di Dio?
Perché poi l’evangelista Luca avrebbe dovuto dar rilievo a questo particolare, che getta ombre sul Battista e perfino su Cristo?
Il motivo non può essere che dottrinale, San Luca voleva fare intendere che nello stesso momento in cui non si ha la visione fisica dell’Uomo-Dio assieme allo Spirito Santo (colombo) non si può più davvero distinguere l’Uomo-Dio Gesù da un qualsiasi altro uomo.
Perciò una volta passata la visione di Cristo con lo Spirito Santo, il Battista torna dalla verità al dubbio, dalla certezza all’insicurezza, dalla luce alle tenebre. Lui ricorda i fatti ma non può più averne la certezza. Per questo Giovanni fa cercare proprio Gesù e non un altro uomo, ma rimane comunque nel dubbio.
Per questo Gesù dichiara in Lc 7,28: “Io vi dico, fra i nati di donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo del regno di Dio è più grande di lui”.
I più piccoli del regno di Dio sono quelli battezzati col fuoco, cioè lo Spirito Santo.
Perché dunque l’Uomo-Dio non dovrebbe venire direttamente insieme allo Spirito Santo che testimonia che, l’Uomo-Dio e Dio sono un unico essere e che solo attraverso l'Uomo-Dio noi possiamo fare esperienza e quindi conoscere davvero Dio?
L’Uomo-Dio per essere davvero uomo deve esserlo in tutto, ciò significa che oltre a nascere, crescere, parlare, respirare, deve pure soffrire e morire. Non esistono, infatti, uomini che non soffrono e che non muoiono e se l’Uomo-Dio fosse immortale, non sarebbe un uomo. Per questo l’Uomo-Dio dovrebbe morire, ma c’è pure un altro motivo. Se l’Uomo-Dio venisse direttamente con il Testimone, l’uomo vedrebbe Dio e saprebbe che quello è veramente Dio. Lo vedrebbe guardando l’Uomo-Dio e lo saprebbe attraverso la testimonianza veritiera dello Spirito Santo. Che merito avrebbero allora gli uomini nel conoscere Dio? Malvagio e giusto avrebbero dunque lo stesso merito. Perciò è necessario che l’Uomo-Dio e il Testimone siano separati, per permettere all’uomo di avere merito con la testimonianza della venuta dell’Uomo-Dio. Poi quando tutti i testimoni avranno avuto merito, l’Uomo-Dio potrà tornare al mondo assieme al Testimone.
Anche di questo è testimoniato nei vangeli, dice Gesù: “ È bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Paraclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi”.
Paraclito è il Testimone, lo Spirito Santo.
Il Testimone però non potrebbe testimoniare dell’Uomo-Dio se questi fosse ancora morto, poiché Dio è vivo, perciò prima della testimonianza del Paraclito è necessaria la risurrezione dell’Uomo-Dio. Ecco perché Cristo muore, risorge e infine ascende al cielo. Cristo muore perché è un uomo, risorge perché è il Dio dei viventi, manda il Testimone perché gli uomini possano testimoniare di Lui ed essere così partecipi alla salvezza dell’umanità.
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